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LA LEGALITÀ E LA LOTTA ALLE MAFIE
di Federico Ferri, Rosa Palone, David Gentili, Andrea Bertini, Fabio Bottero, Franco Mirabelli, Laura Incantalupo, Ilaria Ramoni, Rosario Pantaleo, Simone Negri, Santi Barbera, Marco Busseni, Eleonora Montani, Emanuele Campagna, Valerio Pedroni

Le mafie, italiane e straniere, sono da lungo tempo presenti in Lombardia e inquinano in modo subdolo la vita sociale ed economica, producendo disuguaglianze e distorcendo la libera concorrenza di mercato, anche coalizzandosi fra di loro, come evidenziano recenti indagini (almeno per quanto riguarda la criminalità organizzata siciliana, campana e calabrese). Milano metropolitana, in particolare, vive, come noto, una vera e propria “colonizzazione” da parte della ‘ndrangheta, che ha accentuato la sua “vocazione imprenditoriale”, come appare dall’aumento dei reati finanziari con l’aggravante di mafia perseguiti sul nostro territorio.

In questi anni il Partito Democratico, che ha il contrasto alle mafie nel proprio patrimonio genetico, si è dimostrato attento e reattivo, grazie a un buon gruppo di amministratori – impegnati, coraggiosi e competenti – che ha trovato nel Dipartimento legalità un luogo di scambio e formazione reciproca.

Oggi, con i finanziamenti del PNRR in arrivo e gli interventi sugli ex-scali ferroviari (senza dimenticare le Olimpiadi), ci aspettano anni in cui vigilare con ancora maggiore attenzione ed efficacia affinché le mafie non riescano a soddisfare i propri appetiti di denaro e potere, al prezzo dei diritti. Il contrasto alle mafie e alla corruzione deve dunque sposarsi con un’attenzione sempre più forte ai segnali di anomalia che provengono dall’economia legale e intercettare tutti gli ambiti di azione del partito, dal commercio all’urbanistica, dall’ambiente al welfare, senza dimenticare il piano culturale. Non vi è infatti un aspetto in particolare della vita associata che subisca danno dalla criminalità mafiosa e dalla corruzione, ma tutti ne sono ugualmente minacciati. Per questo dobbiamo continuare a scegliere con cura i nostri candidati, a tutti i livelli, anche rivedendo – per renderne più agevole l’applicazione – il documento che contiene gli impegni (ulteriori rispetto a quelli d’obbligo) che la Federazione milanese chiede loro di assumersi in occasione dell’accettazione della candidatura. Ed è fondamentale investire ancora più tempo ed energie nella sensibilizzazione e nella formazione degli iscritti e degli amministratori, anche attingendo al patrimonio di esperti e tecnici appassionati che siamo orgogliosi di avere nel Partito e che sono pronti a offrire il proprio contributo. Da posizioni di maggioranza o di opposizione i nostri amministratori dovranno infatti verificare e controllare l’applicazione delle corrette normative antimafia; vigilare sulla gestione degli appalti; cogliere i segnali che suggeriscono la presenza sul territorio di attività di riciclaggio, con particolare attenzione alle anomalie per quanto riguarda la compravendita di esercizi commerciali; fare attenzione ai “reati spia” (per es. incendi, estorsioni, ma, sempre più, anche reati finanziari); combattere racket e usura; monitorare il mondo dello sport (dal mondo delle curve alle compravendite di squadre minori, passando per le scommesse); cogliere e contrastare i conflitti di interesse; monitorare le lobby; promuovere e sostenere politiche concrete di sensibilizzazione (per es. finanziando iniziative ed eventi in grado di favorire la penetrazione della cultura antimafia nel tessuto sociale, come già avviene, da undici anni, con “Buccinasco contro le mafie”, con la “Settimana della legalità” nel corsichese o, a Milano, con il “Festival dei beni confiscati”, che vorremmo si estendesse a tutta l’area metropolitana); immaginare e realizzare politiche di welfare (sostegno dell’abitare, del lavoro ecc.) con la piena consapevolezza che solo assicurando alle persone i diritti garantiti dalla Costituzione si può sterilizzare il consenso sociale alla criminalità organizzata. Un valore simbolico straordinario hanno, sotto quest’ultimo aspetto, i beni confiscati alle mafie che, laddove siano autenticamente valorizzati mediante un efficace riuso sociale, rappresentano la vittoria del bene comune sul sopruso privato. Per questo è necessario che ogni nostro circolo conosca gli immobili confiscati presenti sul proprio territorio e le attività che vi si svolgono, impegnandosi a promuoverle, e che i nostri amministratori diventino sempre più capaci di districarsi nella procedura che, dall’individuazione del bene, conduce alla sua gestione, in sinergia con le associazioni (che bisogna essere in grado di accompagnare lungo tutto il complesso iter) e il piano di zona. È inoltre necessario promuovere l’istituzione di organismi permanenti locali, come le commissioni comunali antimafia, che devono coordinarsi per scambiare fra loro informazioni e buone pratiche, come già sta avvenendo nel Sud-Ovest milanese, in uno spirito di stretta collaborazione con tutte le forze di centro-sinistra.

Sono obiettivi alti, che richiedono un rilancio dell’attività del Dipartimento (il cui nome proponiamo di cambiare in “Contrasto alle mafie, legalità e trasparenza”, in conformità con la denominazione della delega corrispondente affidata in Segreteria nazionale). Esso deve caratterizzarsi sempre più come luogo di dialogo tra Partito e amministratori, i più esposti dei quali deve impegnarsi a sostenere, e tra Partito e antimafia sociale; come “hub” di condivisione di buone prassi e promotore di iniziative di sensibilizzazione su base metropolitana; come strumento di interlocuzione tematica tra zone e Federazione e “agenzia formativa” a servizio di iscritti ed eletti. In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo fondamentale aspetto, il Dipartimento deve impegnarsi a organizzare –almeno una volta all’anno e di concerto con la/il delegata/o alla formazione della Segreteria metropolitana e il Segretario metropolitano – dei percorsi formativi mediante i quali offrire sia un inquadramento culturale dei fenomeni trattati sia una “cassetta degli attrezzi” per l’amministratore antimafioso. Il Partito si impegnerà, a sua volta, a valorizzare coloro che vi hanno preso parte quando si tratterà di decidere ruoli apicali e/o candidature.

Ma non basta, se il contrasto alle mafie e all’economia criminale è “imbricato” con ogni altro aspetto della politica del Partito, è necessario che tale attenzione sia tenuta sempre presente nella sede in cui prendono forma orientamenti e decisioni.